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Corajisima Bressi

Fonte: https://conflenti.italiani.it/la-corajisima Autore e diritti: Andrea Bressi

La messa in scena della morte di Re Carnevale, nella sera del martedì grasso, segnava la fine delle abbuffate e dei festeggiamenti. Negli ultimi anni si sta riprendendo questa simpatica tradizione. Consiste nel portare in processione per le vie del paese una bara con dentro Carnevale morto, seguita da donne e uomini vestiti di nero che piangono il defunto. I bambini e i ragazzi mascherati, girando per le case, fanno l’ultima scorpacciata di polpette di carne. Dal giorno successivo, infatti, mercoledì delle ceneri, per quaranta giorni di Quaresima fino al giorno di Pasqua, si sarebbe evitata la carne e si dava il via a un periodo di rinuncia e privazioni.
E il mercoledì delle ceneri, un tempo, era anche il giorno in cui le signore conflentesi esponevano la loro Corajisima.

La Corajisima

Nell’immaginario popolare Quaresima è la vedova di Carnevale, rappresentata come una vecchietta. Fino agli anni cinquanta circa, erano tante le famiglie conflentesi che esponevano alle finestre o ai balconi, o appendevano sospese a una canna da una casa all’altra, delle rudimentali bambole di pezza dette “Corajisime” o “Quarajisime”.
Queste primitive pupattole reggevano tra le manine il fuso e la conocchia, a simboleggiare il trascorrere del tempo, e  ricordavano alla comunità di osservare le rinunce e privazioni predicate dalla dottrina cristiana.

Corajisima Pupazza conflentese

Il calendario quaresimale

Avevano anche funzione di calendario del periodo quaresimale. La Corajisima, vestita con un lungo abitino nero o una gonnella rossa di “pacchianella”, aveva alla base una patata con sette penne di gallina. Le nonne, a partire dalla prima domenica di quaresima, ne sfilavano una ogni domenica fino ad arrivare al giorno di Pasqua. L’ultima penna segnava la fine del lungo periodo quaresimale.
Le campane risuonavano a festa per la Resurrezione di Gesù e le corajisime sparivano improvvisamente dalle finestre e venivano riposte nelle cassepanche. Si potevano così riprendere i salumi dalle “cannizze”. Ed era possibile finalmente consumare i dolci di Pasquabuccunotti, cuzzupe, colombe, pastiere.

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